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ritornare..e ritornare bambini

Salve a tutti voi,

come mi capitava quando tenevo dei diari personali e in maniera molto incostante passavo dallo scrivere più volte al giorno al non tracciare su quelle pagine una sola lettera per mesi, per mesi non ho più scritto nulla su questo blog da me, tra l’altro, scherzosamente definito: “diario di bordo”.

Complice è stata la mancanza di convinzione in spunti che mi apparivano non sufficentemente interessanti ma cosa davvero è interessante oppure no? e dunque rieccomi a scrivere e condividere momenti pensieri e frammenti.

Per questo articolo di ripresa del blog ho deciso di condividere una riflessione che in questo periodo mi è emersa e che tocca più ambiti.

La mia riflessione, si è concretizzata nell’uso di una tecnica perciò vorrei partire da questo per esporre i miei intricati pensieri:

 

Voglio premette che io amo utilizzare le tecniche più varie, ho amore ed interesse per ogni medium artistico e affini oltre che curiosità verso tutti i campi che dialogano con arte, ma sono dell’opinione che la semplicità nella maggioranza dei casi sia la qualità attraverso la quale la verità si esprime con maggior forza nella propria essenza.

Nella mia ricerca tento dunque di approcciarmi al semplice che spero non venga confuso con il facile.

Tale mia tensione mi porta spesso ad apprezzare tecniche, immagini e approcci che possano risultare in un certo senso banali, e in questi giorni ho voluto confrontarmi con una “tecnica” che amavo tantissimo da bimba, di una appunto, banalità disarmante: il “graffito su pastelli a cera”

-Prendi un foglio; lo colori con i pastelli rigorosamente a cera (solitamente vien fatto fare a quadretti ben ordinati, cosa che io mi guardo bene dal fare); una volta fatto ricopri il tutto con della tempera ( ortodossamente nera ); una volta asciutta con una punta graffi la superficie per far emergere un disegno colorato.

Semplice e banale, eppure di una forza incredibile, oltre che estremamente liberatorio.

Mi son divertita come una bima e ho realizzato più disegni dal carattere di studio/prova. Mi si è aperto un mondo di possibilità. Un modo di fare trascinante e oserei dire catartico, che ha fatto emergere una riflessione sul valore dell’umile, del non eccesivamente ricercato, e sul valore dell’attimo.

 

L’arte è per me l’espressione dell’essenza e essa si può esprimere nelle più svariate maniere e tecniche nonchè materiali. Non conta sostanzialmente ne cosa ne come viene detto, ma quanta vitalità quello che viene detto assume e quanto l’opera stessa assuma vita propria: una propria dimensione ed energia. Ciò premesso nel panorama contemporaneo vedo troppi prodotti che vengono realizzati o solo in virtù di concetti e idee o solo in virtù di tecniche e estetismi ( se non di inestetismi che per un intimo paradossismo divengono estetismi). Dopo una settimana passata a confrontarmi con quella che credo verrebbe definità “banalità”, mi son ritrovata a pensare che se è questo il panorama artistico contemporaneo, consiglierei caldamente l’uso di una tecnica banale in quanto non lascia molto spazio al barocco e al manierismo, ma che apre le porte all’attimo e al presente, di cui l’arte è figlia legittima.

 

Usare quei pastelli da due soldi, sporcarmi le mani di nero e disegnare figure che non possono essere molto rifinite per la natura stessa della tecnica, mi ha fatto tornare bambina, e tornando bambina mi son ritrovata a riscoprire un entusiasmo che raramente capita di provare.

Le immagini prodotte mi hanno innescato idee e spunti per progetti futuri più compiuti. ma quello che volevo comunicare è che ancora una volta mi si è dimostrato che il connettersi con il proprio esser bambini, e con la parte meno strutturata di se può solo essere una risorsa.

Credo che non esista in tal ambito frase più apropriata del famoso aforisma di Picasso:

«[…] ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino. »

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